AMORE E LUCCHETTO
sinonimo o contrario?

Fino a qualche decennio fa si mettevano i lucchetti a biciclette e motorini. Poi si è cominciato a pensare che un buon simbolo dell’amore potessero essere i lucchetti chiusi con la chiave buttata via (“forever”!). Un tentativo di spiegazione del fenomeno lo vedremo la volta prossima, ma quello che mi preme sottolineare sono gli effetti di tale simbolo: considerare la relazione come un legame chiuso che non si può sciogliere; non serve fare assolutamente nulla per alimentare la relazione, una volta che si è instaurata (lucchetto chiuso) non c’è modo per aprirlo; in buona sostanza una persona appartiene all’altra senza possibilità di cambiare idea.
C’è in qualche modo un baratto: l’idea di “sicurezza” all’interno relazione in cambio della libertà. Tanta roba! Quest’idea nasce da una visione distorta di libertà ma soprattutto di questa ossessione alimentata dall’era digitale di certezza.
Come se il controllo potesse essere più potente di un sentimento.
Sappiamo qualsiasi cosa di qualsiasi argomento in tempo reale, la geolocalizzazione fa stare tranquilli non solo i proprietari dei cani ai quali attaccano un GPS, ma anche i
fidanzati o le fidanzate più gelosi/e.
Ma basta davvero sapere la posizione di una persona, sapere che è fisicamente solo per noi per essere sicuri di ciò che prova per noi? Esserci fisicamente non significa per forza esserci emotivamente. La relazione va alimentata attraverso il confronto, la condivisione, la presenza fisica ed emotiva. Anche con la discussione, perché no.
Di certo non basta il PIN del cellulare, la password dei social o qualsiasi altra forma di controllo o peggio ancora di costrizione nei confronti dell’altro per farlo restare insieme a noi. Sono forme di violenza che nulla hanno a che fare con i sentimenti.
Insegniamo ai ragazzi che il simbolo dell’amore non sono i lucchetti ma il rispetto delle scelte dell’altro.